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La DaD vista con altri occhi

Contributo di Rossella Gianfagna, Rettore e Dirigente Scolastico Convitto Mario Pagano Campobasso

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Tornare a scuola a tutti i costi, scongiurare la DAD, queste sono le parole che ormai da mesi circolano in tutte le dichiarazioni che riguardano la scuola. Ma cos’è la DAD? Perché dobbiamo averne timore? Siamo sicuri che sia la rovina per gli studenti? Certo se per didattica a distanza intendiamo riproporre tout court la lezione in presenza sì allora è una rovina; se ogni docente si collega con i ragazzi e svolge la propria lezione parlando parlando e parlando sì è da abolire. La DAD è certamente da evitare se la utilizziamo per sottoporre gli alunni alle interrogazioni di spalle o bendati o se mandiamo via mail schede ai bambini chiedendo ai genitori di stamparle! È da evitare se la scuola non ha provveduto a garantire a tutti gli studenti dispositivi o verificare la loro possibilità di collegarsi ad internet.

Ma fermiamoci un attimo a riflettere e torniamo a quel marzo 2020 quando il mondo si è chiuso in casa, quando la gente cantava dai balconi mentre la scuola andava avanti inventandosi in poco tempo un modo diverso di fare lezione e di raggiungere i propri alunni. Tra prove ed errori le lezioni si sono svolte, la scuola è riuscita ad andare avanti e a garantire la sua presenza. Ora si tratta di non gettare via tutto ciò che è stato fatto e tutto quello che i docenti hanno sperimentato, anche grazie ai suggerimenti degli alunni stessi, che hanno contribuito a far scoprire gli effetti speciali del collegarsi anche ai docenti più refrattari al digitale.

Vi ricordate quando abbiamo inaugurato i laboratori d’informatica nelle scuole? Bene perché ora pensiamo che tutto ciò che sia digitale sia negativo perché allontana dai rapporti umani? Non è certo la DAD che fa questo, basta osservare in una sala ristorante le famiglie o le coppie intente a controllare i followers, fotografare e postare il gustoso piatto che si ha davanti e bloccare i bambini davanti ad uno schermo pur di godersi la serata. La scuola, attraverso la DAD, può diventare uno strumento utile ad educare all’uso consapevole e utile del digitale.

Ma torniamo a noi: abbiamo superato il primo step, quello di accendere il computer, controllare la presenza degli studenti e cedere alla tentazione di tenere la nostra bella lezione frontale di 60 minuti, è ora di passare al secondo step quello della crescita attraverso l’alta formazione e la ricerca.

Dobbiamo indirizzare i nostri sforzi verso una nuova metodologia che faccia leva su lezioni multidisciplinari, condivisione di materiali, interazioni autentiche con gli studenti e faccia tesoro delle buone pratiche. Creiamo scuole smart caratterizzate sì da metodologie e strumenti didattici innovativi, ma anche da nuove modalità di organizzazione e definizione degli spazi, anche quelli digitali.

La DAD può e deve essere una risorsa e non una iattura da evitare ad ogni costo! Si parla tanto di Piano Nazionale Scuola Digitale, di innovazione, di inclusione e poi non investiamo nell’alta formazione e nella sperimentazione della DAD come metodo di studio, gettando via due anni di lavoro. Perché non sfruttare la DAD con gli studenti per fare ulteriori approfondimenti durante l’extrascuola o per esercitarsi prima di una verifica?

Non dimentichiamo che le scuole hanno l’autonomia didattica organizzativa e di sperimentazione e ricerca ( Dpr 275/99). Diamo la possibilità alle istituzioni scolastiche di fare formazione e di crescere.

Miglioriamo il nostro approccio con la DAD, non annulliamolo. Certo con questo non voglio dire che dobbiamo andare verso una scuola a distanza, ma esattamente il contrario: una scuola inclusiva che offra mille diversi modi di fare scuola per tutti, di fare lezioni di ogni genere purché di qualità.

Non limitiamo il tempo scuola esclusivamente a quello trascorso solo nelle aule e non consideriamo lezioni solo quelle dalla cattedra.