Scuola: l’importanza di vedere bene

Una visualizzazione chiara delle informazioni influisce positivamente su apprendimento e memoria. La regola del 4/6/8.

Sono molti i fattori che contribuiscono ad una didattica di successo: dalla metodologia al tipo di piattaforme utilizzate fino all’uso di tecnologie innovative che aiutano l’apprendimento.

Fra questi però, spesso, non viene tenuto in considerazione un altro aspetto che, seppure sembri secondario, può compromettere, almeno in parte, l’impegno che docenti e formatori mettono nella preparazione di corsi e lezioni: la qualità e la leggibilità dei contenuti che vengono mostrati in classe. Ci riferiamo a testi, immagini, grafici che vengono visualizzati su schermi e monitor, vale a dire quei dispositivi che oggi quasi ovunque sostituiscono la classica lavagna in ardesia. Come dimostrano varie ricerche, la memoria visiva è uno degli elementi principali nel processo di apprendimento: ne deriva quindi che la difficoltà di “vedere” bene e quindi comprendere appieno i contenuti della lezione aumenta in modo significativo il carico cognitivo degli studenti. Senza citare il caso in cui i riflessi o l’insufficiente dimensione degli schermi utilizzati possono rendere pressoché impossibile visualizzare bene le informazioni. Chi non ricorda quanto la difficoltà a leggere sulla lavagna era motivo di distrazione? Una condizione questa che vivono le persone miopi quando devono leggere o guardare testi e immagini lontani. Ma che può diventare comune a tutti quando gli ambienti o gli strumenti adottati non sono adeguati. E, se per chi ha difetti visivi la soluzione è indossare gli occhiali, per tutti, a fronte di spazi che spesso non possono essere modificati, la soluzione è avere a disposizione un’ampia area di visualizzazione, adeguata ad ambiente e classe.

Come capire quindi qual è la giusta dimensione dello schermo in base alle dimensioni dell’aula e al numero di alunni?

Nel mondo dell’audio video esiste una semplice regola applicabile in ogni situazione (sala riunioni, classe, sala home cinema), denominata la “Regola del 4/6/8”. Questa regola stabilisce che la distanza massima di visione dovrebbe essere, in base all’uso della stanza, pari a 4, 6 o 8 volte l’altezza dello schermo.

Per una visione nitida e confortevole di film, video o presentazioni, comunemente chiamata “visualizzazione passiva”, la distanza massima a cui deve trovarsi lo spettatore è 8 volte l’altezza dello schermo.

Per una visualizzazione più attiva come ad esempio la videoconferenza, detta “visualizzazione di base”, la distanza massima deve ridursi a 6 volte l’altezza dello schermo.

Per la “visualizzazione analitica” di contenuti “collaborativi” come documenti o fogli di calcolo, su cui discutere o lavorare con un’altra o più persone, allora la distanza si riduce ulteriormente a 4 volte l’altezza dello schermo.

Benissimo. Ma c’è un problema. Questa regola è stata creata anni fa quando la diffusione dei computer non era così capillare e il loro uso così continuativo. Oggi siamo ormai così abituati all’esperienza della “visione desktop” – ovvero a grandezza e definizione dello schermo del computer – con la quale lavoriamo e studiamo ogni giorno, che ci aspettiamo di avere lo stesso comfort visivo anche quando assistiamo a una videoconferenza o partecipiamo a una lezione. Insomma, ci aspettiamo di avere sempre almeno una qualità di visione equivalente a quella del nostro monitor.

A questo proposito vari enti hanno definito regole e raccomandazioni che aiutano a determinare qual è la distanza dal monitor per computer che assicuri la migliore visione e di conseguenza quale è la dimensione consigliata dello schermo (Tabella 1).

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In base a queste regole, la distanza dal monitor che offre una visione ottimale è stimata intorno ai 50 – 80 cm, per dare un’idea una distanza equivalente alla lunghezza di un braccio steso.

A questa distanza, lo schermo dovrebbe avere un’altezza di 20 cm quindi, se consideriamo uno schermo in 16:9, per avere un reale comfort visivo si raccomanda un monitor di almeno 21 pollici.

Ma veniamo a noi. Come facciamo allora ad ottenere lo stesso comfort visivo – quello che ognuno di noi si aspetta sulla base della propria esperienza del monitor – se la distanza di visione è maggiore, come in un’aula scolastica? Ovvero come possiamo avere una visione equivalente al nostro 21” se lo schermo è più lontano di 80 cm?

In questo caso vengono in nostro aiuto delle tabelle di “Visione equivalente” (Tabella 2) che permettono di calcolare la grandezza che devono avere gli schermi rispetto alla distanza dell’osservatore, basandosi appunto sul comfort visivo atteso da chi guarda. Si scopre così che testi e immagini visualizzati su uno schermo da 60 pollici vengono visti come su un monitor per computer da 14 pollici dalle prime file, ma non così da chi siede dietro. Se pensiamo quindi alle dimensioni e alla disposizione dei banchi nelle aule, è immediato capire quale sforzo venga richiesto alla maggior parte degli studenti. Oggi, tuttavia, la tecnologia ci viene in aiuto. Come? Con schermi e aree di visualizzazione più ampie, già disponibili e accessibili. È sufficiente infatti passare a uno schermo di 80 pollici per ottenere subito una migliore leggibilità per tutti gli studenti di un’aula di medie dimensioni. E una migliore leggibilità significa l’eliminazione di un elemento di fatica dal processo di apprendimento e la riduzione di un enorme fattore di distrazione. A tutto vantaggio di una più efficace azione didattica dei docenti e di una migliore comprensione da parte degli studenti.

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