Urban Outdoor Education

Contributo a cura di Mauro Crepaldi

Animatore Digitale – I.C. “Rita Levi Montalcini” (Roma) 

 

Sappiamo tutti che non si impara solo a scuola, eppure, ancora oggi, la scuola vive una certa “esclusiva estraneità” rispetto all’ambiente che la circonda. Gli oggetti di conoscenza sembrano esistere unicamente tra le mura scolastiche e vengono proposti agli studenti/esse “come se” fosse possibile incontrarli nuovamente solo il giorno successivo, tornando a varcare il portone dell’Istituto: là, fuori, un limbo estraneo all’apprendimento.

Tra le più ricche, interessanti e proficue esperienze pedagogiche caratterizzate da didattica attiva, l’Outdoor Education, con il suo riferimento costante alla natura, riesce forse meglio di altre a mettere le esperienze personali in relazione diretta con tutte le dimensioni dell’apprendere.

Per studenti/esse di una grande metropoli, però, il rinnovo del patto educativo con ambienti naturali nei quali svolgere attività didattiche[1] è spesso più complesso.

Risulta difficoltoso trovare nelle vicinanze della propria scuola spazi che non siano “Giardini” o “Parchi urbani con area cani annessa” e la loro ridotta biodiversità rende poco significativo anche l’approccio più “tecnologico” delle nuove app per il riconoscimento di piante (poche e più o meno sempre le stesse), del canto degli uccelli (nel rumore del traffico), delle orme di animali (completamente assenti), per non parlare degli insetti, che nelle città sono percepiti quasi esclusivamente come un problema.

Anche le azioni più semplici (es.: identificare i punti cardinali) diventano impossibili: di notte perché l’inquinamento luminoso delle metropoli nasconde le stelle, di giorno perché “cercare il versante del tronco con un leggero muschietto per identificare il nord” (così era indicato nel mio libro di testo della scuola elementare negli anni ’70) è operazione totalmente inutile sugli alberi di città.

Per risolvere, ci basterà alzare gli occhi sui palazzi intorno e controllare l’orientamento delle antenne paraboliche (alle nostre latitudini tutte puntate verso i satelliti geostazionari a Sud), ma questo comporta un cambio di paradigma: sfruttare l’ambiente cittadino per lo studio e la comprensione del mondo culturale nel quale i nostri alunni/e sono immersi/e.

Essendo però la città un territorio completamente antropico e culturalmente stratificato, vorremmo proporre, a chi volesse cimentarsi, qualcosa di completamente diverso dalle consuete uscite didattiche per piazze, monumenti e musei, ossia esplorare con la nostra classe uno dei luoghi più conosciuti e diffusi nei centri urbani: il supermercato[2].

Scegliamone uno facilmente raggiungibile a piedi dalla scuola e, con l’engage che il docente preferisce, fissiamo l’uscita in un venerdì (se possibile).

Una volta arrivati, dividiamo la classe in gruppi casuali di 4/5 componenti dotandone ciascuno di un taccuino cartaceo[3] e invitiamoli a entrare e girovagare liberamente per un tempo congruo (solitamente intorno ai 40 minuti), chiedendogli di riportare ogni aspetto che trovino degno di nota (sia del locale, sia tra gli scaffali) e, molto importante, di realizzare una cartina/mappa dell’intero negozio.

Rientrati in classe, cominciamo a porre domande mirate del tipo: “Ragazze, ragazzi; ricordate cosa c’era all’ingresso del supermarket? Com’erano le luci all’interno? Che prodotti c’erano vicino alle casse? Che tipo di carrelli avete visto utilizzati? Quale musica veniva trasmessa nel locale? C’erano anche messaggi pubblicitari? Ne ricordate qualcuno? Il personale di vendita era facilmente riconoscibile? E come? Avete incontrato dei “corner” di prodotto? C’erano dei promoter? Pensate ci sia un motivo particolare? Chi ha trovato il reparto carni? Chi ha notato in quale corsia fosse esposto il sale grosso? Che rapporto c’era, negli addetti alle casse, tra maschi e femmine? Dove è posto il reparto dei surgelati?”, ecc.

Di solito, rispetto agli striminziti appunti che “propria sponte” e senza indicazioni specifiche la classe è riuscita a raccogliere, si assiste ad un risveglio dal torpore di un luogo che si credeva conosciuto e, a questo punto, possiamo chiedere loro di visitare in autonomia, anche individualmente, un altro supermarket in quel fine settimana (ecco perché si è proposto il venerdì per l’uscita di classe), stavolta con una scheda di riferimento.

Possiamo realizzarla insieme alla classe o averla già preparata dato che questa ha il solo scopo di razionalizzare la raccolta delle informazioni e fungere da guida per catalogare i dati che potranno poi essere processati in un foglio di calcolo (qui un esempio di G-Moduli in PDF).

Il lunedì successivo, anche se non tutti saranno riusciti a rispettare la consegna, avremo comunque abbastanza materiale per scoprire che tutti i supermercati hanno una struttura simile: all’ingresso presentano frutta e verdura, il banco carne è perimetrale e perpendicolare alle corsie, poco prima delle casse si incontrano i frigocongelatori per i surgelati, ecc.

Nel constatare congruenze così forti tra i diversi punti vendita di diverse catene commerciali iniziano ad emergere le domande e a comporsi le curiosità: perché in tutti i supermercati le confezioni delle acque minerali si trovano vicino l’uscita?

La più grande fatica dell’insegnante, quando si scatena la discussione e cominciano ad affiorare ipotesi più o meno sensate, è quella di evitare di indicare o suggerire la risposta corretta o, peggio, commentare negativamente l’idea ingenua formulata da un/a studente.

Dato che anche noi docenti potremmo conoscere poco l’argomento, indichiamo alcuni articoli presenti nel web che ci aiuteranno a capire meglio cos’è lo Shelf Marketing, cioè quella tecnica di posizionamento dei prodotti, tra e sugli scaffali: qui un video esplicativo, qui e qui alcune letture veloci ma non banali.

Naturalmente possiamo aspettarci che qualche nostra/o alunna/o abbia fatto altrettanto (magari!) e, sfruttando le info che avrà riportato, diventerà interessante discutere delle eccezioni[4] o allargare il discorso ad altre aree geografiche (“Un supermercato coreano sarà strutturato come questo che abbiamo qui, a fianco alla nostra scuola?”) estendendo il focus ad aspetti culturali, economici, etici che ogni studente/essa può approfondire scegliendo il taglio o l’argomento che sente più vicino ai propri interessi personali.

La modalità proposta è estendibile a molti altri aspetti e situazioni tipiche della città metropolitana a dimostrazione che la scuola è in grado di offrire anche un apprendimento contestualizzato ai propri alunni e alunne così che possano acquisire una comprensione più profonda del proprio mondo (attraverso esperienze pratiche, rilevanti e coinvolgenti) e co-costruirsi quelle competenze trasversali che li preparino davvero a diventare cittadini glocali[5] e consapevoli.

[1] ovviamente, anche il giardino della scuola può essere un fantastico mondo da scoprire ma qui vorremmo spingerci un po’ oltre i confini dell’Istituto Scolastico

[2] Ci riferiremo sempre a questo e non, ad esempio, ad un “Iper” di un Centro Commerciale, perché segue logiche diverse

[3] non facciamo utilizzare smartphone, tablet o altri dispositivi elettronici perché potrebbero essere motivo di contestazione qualora venissero usati per scattate foto all’interno del supermercato.

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