Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Come formare senza smettere di formarsi

di ELISABETTA NEPA

Maestra di scuola primaria

 Istituto Comprensivo  Nereto-Sant’Omero-Torano Nuovo (TE)

PRESENTAZIONE

Raccontati in un tweet 

Sono Elisabetta, ma tutti mi chiamano maestra Eli: insegnante di scuola primaria, appassionata di nuove tecnologie, che utilizzo con piacere perché ottimizzano il mio lavoro quotidiano.

ISPIRAZIONE

Quali visionari o quali esperienze personali, vicine e lontane, ti hanno formato e ispirano il tuo lavoro quotidiano?

Visionari nella mia carriera ne ho incontrati tanti ed ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, ne cito solo alcuni: C.Cornoldi, D.Lucangeli,  R.De Beni e F.Frabboni. E ancora: Andrea Benassi e Maria Messere (per i mondi virtuali), Alessandro Bogliolo (per il coding), Sonia China (per Tinkidoo), i tanti docenti incontrati nei corsi su Emma,  EcolearningAnitel Rinascimente .

Mi piace definirmi “insegnante affetta da aggiornamentite” perchè  le esperienze formative nella mia vita sono state davvero tantissime: le specializzazioni sull’handicap, quelle del gruppo Oppi di Milano, i corsi di formazione PPANPSE/I.R.R.S.A.E. Abruzzo, le ricerche-azione fatte con il Prof. Fiorentini dell’università di Ferrara e con la Ca’ Foscari dell’Università di Macerata, il corso sull’isola virtuale di Unicam con Annalisa Boniello, e tante tante ancora!

Esperienze di BYOD in classe. Foto di E. Nepa

INNOVARE, TUTTI I GIORNI

In poche parole, qual è il metodo didattico che orienta e contraddistingue le tue azioni di insegnante, quotidianamente?

Il mio metodo è una commistione di modelli tradizionali e modelli innovativi: mi piace sperimentare e poi riflettere sul mio agito e, come ho già detto, aggiornarmi continuamente. L’attivazione di più canali comunicativi, l’ancoraggio alle esperienze precedenti, l’allenamento dell’attenzione e della concentrazione, sono alcuni miei principi fondamentali.

Cerco di educare all’importanza dei valori che ritengo fondamentali: giustizia, convivenza democratica, rispetto degli esseri viventi, cura per gli oggetti, parsimonia, decrescita. Già dalla classe prima educo i bambini all’idea di cambiamento, facendo osservazioni sulle trasformazioni a breve e a lungo termine, sia nella vita personale che nella vita di classe e al fatto che la conoscenza è sempre in evoluzione e tende a modificarsi in modo incessante.  

  

CHE CLASSE!

Descrivi la tua aula, gli arredi, gli strumenti, le eventuali dotazioni digitali

L’aula dove ho lavorato ultimamente è rettangolare, lunga e stretta, con  vecchi banchi disposti in due lunghe file ma che, a seconda delle attività, sposto per lavorare in gruppo.  Le dotazioni digitali sono state in parte acquistate dai genitori, come la LIM, la stampante, la tavoletta grafica; il resto, come il microscopio elettronico, la videocamera, la fotocamera, li abbiamo vinti in alcuni concorsi. Abbiamo anche sperimentato il BYOD utilizzando gli smartphone e i tablet che gli alunni hanno portato da casa.

Prime esperienze di robotica. Foto di E.Nepa

ALUNNI COMPETENTI AL CENTRO

Raccontaci un’esperienza didattica nella quale hai potuto osservare la crescita e le competenze “agite” dei tuoi alunni

L’ultima unità didattica proposta in quinta prevedeva la realizzazione di un “depliant multimediale” destinato ad ipotetici turisti del nostro paese, che mettesse in risalto le bellezze e le risorse del  territorio. Dopo aver partecipato ad una passeggiata archeologica ogni bambino, in base alle proprie potenzialità, ha scelto il linguaggio che più sentiva consono: chi la filastrocca, chi la poesia, chi la pubblicità. Anche gli alunni con più insicuri mi hanno stupito, proponendo soluzioni originali e creative per realizzare dei bellissimi elaborati.  Alcuni hanno rielaborato conoscenze acquisite addirittura due anni prima mentre altri, nella registrazione audio del proprio testo, sono stati in grado di utilizzare un’intonazione della voce davvero persuasiva e coinvolgente.

 

ZOOM SUI FERRI DEL MESTIERE

Di quale strumento o risorsa digitale non puoi fare a meno nel tuo lavoro? Con quali modalità lo utilizzi? Quali le potenzialità, le ricadute formative, le possibili criticità?

Per lavorare al meglio, non posso fare a meno della LIM, che utilizzo per la attività più varie senza limitarmi alle semplici presentazioni, navigazioni o proiezioni di video. Cerco di spaziare proponendo attività interattive come: giochi, coding, gestione della classe virtuale (su Edmodo), digital storytelling, collegamenti su Skype e anche osservazioni con il microscopico digitale.

I vantaggi a mio avviso sono innumerevoli: ottimizzare i tempi, creare ambienti di apprendimento più coinvolgenti ed efficaci, amplificare e facilitare i contenuti didattici, “toccare le corde ” di tutti gli stili di apprendimento, favorire l’inclusione e, quando è possibile, stupire!

La mancanza di connessione, oppure avere una LIM senza dual board (cioè che non supporti due o più utenti contemporaneamente), la turnazione individuale nell’utilizzo della LIM in una classe numerosa: queste invece potrebbero essere alcune criticità.  

CONDIVISIONE

Studenti, famiglie, colleghi. Chi sono le persone con le quali condividi idee, progetti, metodi, esperienze, dubbi?

I genitori degli alunni, gli insegnanti nei gruppi con cui sono in contatto su Facebook e i colleghi dell’istituto, in particolare quelli che hanno voglia di mettersi in discussione.

Coding in palestra. Foto di E.Nepa

FUTURO

Come immagini la scuola che sarà?

Ecco come sarebbe mia scuola ideale, immaginando che ci fossero le possibilità economiche ed organizzative per realizzarla: le lezioni dovrebbero svolgersi solo al mattino, con gruppi classi poco numerosi e con due insegnanti che operano in contemporanea, per gestire al meglio l’attività e seguire personalmente tutti gli alunni. E poi: oltre i percorsi formativi di base, permettere agli studenti di scegliere  autonomamente tra laboratori, esperienze dirette, simulazioni.

Insomma, sogno una scuola ricca di opportunità,dove ognuno possa scoprire e sviluppare le proprie inclinazioni e attitudini, dove siano ben mixate attività reali con le esperienze mediate dalla tecnologia. Insomma una via di mezzo tra tradizione e innovazione, senza sbilanciamenti da un eccesso all’altro.

Concludo con una provocazione: e se fosse una scuola senza voti in cui, al massimo, fossero gli insegnanti ad essere valutati da parte dei bambini?