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Esperienze immersive alla Scuola dell’Infanzia: un nuovo modo di apprendere

Una riflessione sulle opportunità di apprendimento attivo e innovativo, partendo dal punto di vista dei bambini.

Lucia Russo è un’insegnante di Scuola dell’Infanzia, referente della formazione e ricerca di Impara Digitale.

E’ una pioniera dell’utilizzo del digitale nella didattica con i bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni e sta sviluppando da qualche anno esperienze immersive, quali buone opportunità di arricchimento dei linguaggi di apprendimento.

La mia esperienza , professionale e perché no…personale, ha sin da subito guardato all’innovazione dell’ambiente di apprendimento   come elemento fondamentale al pari della presenza dell’insegnante; parte dal cambiamento, che non è mai immediato, richiede tempo, riflessione e progettualità condivisa.

Quante possibilità esistono per far si che l’ambiente di apprendimento diventi ambiente educativo sia dal punto di vista cognitivo che emozionale?

Tantissime, ma vi è una conditio qua non: partire dai bisogni dei bambini, dalle loro esigenze, dai loro linguaggi, dal loro “essere bambini”.

Dal momento che hanno come MODO DI ESSERE fondamentale il vivere le esperienze già immersi al 100%, si è pensato ad un modus che vede corpo, mente e cuore mai separati ma sempre”connessi” tra  loro.

L’utilizzo dei videoproiettori interattivi e/o classici, le lampade a led, il diffusore degli oli essenziali, la campana tibetana, la sonda endoscopica e tanto altro sono alcuni strumenti che veicolano le esperienza concrete dei bambini. Si tratta di esperienze che grazie al digitale, alla visione 3D, al virtuale vengono amplificate fanno, appunto, immergere i bambini dentro le esperienze per rendere più comprensibili e più vicine al loro modo di vedere il mondo che li circonda. 

I bambini hanno l’opportunità di  immergersi nel mondo della comprensione plurisensoriale.immersiva

La didattica diventa, dunque, esperienza immersiva nella misura in cui i bambini possono entrare nei contesti esperienziali di apprendimento con un’intensità tale da estraniare il mondo circostante.

L’allestimento di questi ambienti immersivi: sono ambienti in cui rilassarsi, muoversi a ritmo di musica, percepire odori, suoni, dove vi è la possibilità di costruire degli scenari in base al tema trattato o ricostruire una narrazione drammatizzata, mediante videoproiettori interattivi e strumentazione adatta si possono vivere le EMOZIONI.

Vi è un dialogo materico continuo, la materia viene ingigantita, rimpicciolita proiettata creando giochi di luci e ombre. Le proiezioni delle ombre, attraverso i fasci di luce bianchi e colorati, hanno permesso ai bambini e alle bambine di sperimentare l’empatia con se stessi e con gli altri,  che è una profonda e continuativa connessione con l’altro, chiunque esso sia: un altro mondo, un altro essere vivente, un altro luogo.

Inoltre, attraverso attività di realtà aumentata, utilizzando app e strumenti digitali (Smartphone, tablet e libri interattivi), i bambini si possono  “accompagnare” in luoghi lontani: ciò permette di osservare il mondo da una scala differente, come se fossimo infinitamente piccoli (per esplorarne gli anfratti) o infinitamente grandi (per sentirsi parte di un unicum).

Cosa c’è allora di innovativo? Lo strumento di per sé?

No. Semplicemente lo sguardo diverso con cui guardiamo i bambini, la nostra idea di bambino, ma nostra idea di insegnante, la nostra idea di scuola dell’infanzia, che è un scuola a tutti gli effetti dove i bambini provano piacere e benessere nell’ arricchire la propria conoscenza che, grazie all’emozione con cui apprendono rimarrà certamente nella memoria a lungo termine per imparare ad imparare a stare nel mondo.

Questo approccio non prevede ricette “pre-confezionate”, le situazioni vanno costruite, ma può considerarsi un viaggio di presa di coscienza rispetto alle possibilità che noi adulti che ci occupiamo di educazione possiamo fornire ai bambini, partendo dalla nostra postura(come ci poniamo davanti ai bambini…qual è l’idea che abbiamo di essi)  e dalla nostra voglia di metterci per primi in gioco.

C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti,

quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo

e dimenticare il solito cammino:

è l’ora del passaggio.

e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.

 FERNANDO PESSOA