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Come il gruppo può diventare il motore dell’apprendimento

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di PIERLUIGI FABBRI

Docente di lettere nella scuola secondaria di I grado

Istituto Comprensivo C.A.Dalla Chiesa di Roma

Vicedirettore della rivista Lavori in corso

PRESENTAZIONE

Raccontati in un tweet

Insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado, vicedirettore della rivista di didattica “Lavori in corso”, mi occupo di didattica a mediazione sociale.

ISPIRAZIONE

Quali visionari o quali esperienze personali, vicine e lontane, ti hanno formato e ispirano il tuo lavoro quotidiano?

Sono sempre stato un feroce autodidatta, ma il fatale incontro-scontro con la psicopedagogista Eliana Peperoni mi ha convinto ad intraprendere la strada della sperimentazione, mettendo in discussione, a partire dalle pratiche d’aula e dallo stesso atteggiamento del docente, le “regole del gioco” del fare scuola nel suo complesso e genericamente date per scontate.

INNOVARE, TUTTI I GIORNI

In poche parole, qual è il metodo didattico che orienta e contraddistingue le tue azioni di insegnante, quotidianamente?

La considerazione dell’aspetto sociale implicito nell’insegnare è il  mio orientamento costante. L’attenzione per le dinamiche di gruppo è andato crescendo negli ultimi anni, portandomi a cercare un equilibrio complesso, ma possibile, fra la dimensione individualistica dell’apprendimento e quella che si realizza attraverso l’interazione dinamica in situazioni regolamentate, ma che consentono al tempo stesso spazi di autonomia e di sperimentazione  da parte degli alunni.

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CHE CLASSE!

Descrivi la tua aula, gli arredi, gli strumenti, le eventuali dotazioni digitali

L’essenzialità degli arredi nelle aule della scuola hanno il pregio (forse l’unico!) di consentirmi una certa agilità nella scomposizione e nella ricomposizione dei gruppi, in funzione delle varie situazioni didattiche: in pratica abbiamo spazio a disposizione. Nell’ottica sperimentale anche disporre sedie e banchi in modo diverso significa molto; ma l’importante non è l’arredo in sé, è la rottura dello schema che prevale e che genera senso rendendo accattivante perfino un ambiente standardizzato. In classe utilizzo quotidianamente dei semplici proiettori collegati al computer o al tablet, mi servo di applicazioni o di cartelle condivise per scambiare materiali digitali con gli alunni ed invitarli all’indagine.

ALUNNI COMPETENTI AL CENTRO

Raccontaci un’esperienza didattica nella quale hai potuto osservare la crescita e le competenze “agite” dei tuoi alunni

Quando gli studenti hanno realizzato un video sul tema dei “migranti”: il trasferimento di quanto appreso si è evidenziato in modo completo attraverso un’operazione creativa, integrando competenze diverse in un unico prodotto. Successivamente i ragazzi sono stati anche in grado di adattare il progetto realizzato alle attività di continuità dell’istituto, pianificando e realizzando in autonomia percorsi di apprendimento laboratoriali, da proporre ai compagni della primaria: le difficoltà affrontate dai migranti sono divenute un percorso drammatizzato in palestra in cui ad ogni azione corrispondeva una tappa significativa del viaggio, il tutto in un clima sociale assolutamente piacevole ed interattivo.

ZOOM SUI FERRI DEL MESTIERE

Di quale strumento o risorsa digitale non puoi fare a meno nel tuo lavoro? Con quali modalità lo utilizzi? Quali le potenzialità, le ricadute formative, le possibili criticità?

Non potrei fare a meno di entrare in un’aula senza collegare il notebook ad un proiettore o ad una LIM. Posso utilizzarlo per organizzare le idee durante un brainstorming, mostrare l’esatta grafia di un termine, proiettare un video di approfondimento, affiancare le immagini alle parole-chiave, presentare slides. Gli stessi strumenti sono a disposizione degli alunni quando propongono dei contenuti alla classe. Ho poi bisogno di un ambiente virtuale, come quello di SeeSaw  o di Padlet ad esempio, attraverso cui scambiare materiali con gli studenti, invitarli a condividere i propri, dando chiara percezione della classe, reale e virtuale, come risorsa. Le criticità esistono nel momento in cui la tecnologia viene utilizzata per sostituire la riflessione e il lavoro propriamente cognitivo. Questo rischio esiste, effettivamente. Lo strumento digitale deve essere uno stimolo a procedere oltre il proprio punto di vista e non indurre ad una parvenza dell’apprendimento o ad una deriva, fine a se stessa, nella dimensione ludica.

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CONDIVISIONE

Studenti, famiglie, colleghi. Chi sono le persone con le quali condividi idee, progetti, metodi, esperienze, dubbi?

Ho incontrato colleghi con cui condivido l’esigenza di rinnovare il modo di fare e concepire la scuola, anche se, i consensi più significativi che ricevo arrivano, non senza alcune contraddizioni, dalle famiglie e dagli studenti.  Trovo che non sia sufficiente accontentarsi di introdurre innovazioni estemporanee: l’episodicità depotenzia anche l’efficacia delle sperimentazioni più significative. Rimane per me prioritario lo scopo educativo dell’apprendere e i suoi aspetti relazionali. È necessario per questo fermarsi a riflettere, dedicarsi alle dinamiche sociali dei gruppi, riuscire a condividere con i colleghi le proprie sperimentazioni aprendo spazi autentici di confronto.

FUTURO

Come immagini la scuola che sarà?

Sono d’accordo con Pasolini quando diceva di aver cancellato la parola “speranza” dal suo vocabolario, non per alimentare un sentimento di impotenza, semmai per eliminare ogni alibi, ogni illusione. Spesso chi ha bisogno di prospettarsi scenari leopardiani di “magnifiche sorti e progressive” non accetta completamente la realtà. Per poter cambiare veramente credo si debba invece rimanere fedeli a sé stessi e permettersi di amare la realtà nella sua intima contraddizione.

Quindi non immagino affatto la scuola che sarà, ma cerco quotidianamente di produrre il cambiamento in me stesso e in chi mi circonda. Accettando che il cambiamento ha spesso bisogno di pause, di attese, di silenzio, prima di potersi manifestare pienamente e in modo costruttivo.

Foto di P.Fabbri