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Il podcasting nella scuola di frontiera

Sono Cristina Fanara, docente di scuola secondaria di II grado presso l’IPSSEOA Pestalozzi di Catania e Formatore Junior di Impara Digitale

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Curiosa, attratta irreparabilmente da tutto ciò che è nuovo. A volte ho la tentazione di adattarmi al “così fan tutti”, poi guardo i ragazzi e riprendo a lavorare sognando il loro futuro.

ispirazione

ISPIRAZIONE
Quali visionari o quali esperienze ti hanno formato e ispirano il tuo lavoro quotidiano?

La parola “visionario” è proprio quella giusta: tra tutto ciò che ho visto sono rimasta folgorata da Sir Ken Robinson e dal suo TED talk Cambiare i paradigmi dell’educazione. Da quel primo approccio è nata la lettura, tra gli altri, del suo Fuori di testa (perché la scuola uccide la creatività), ed. Erickson, libro che tengo sempre a portata di mano poiché ad ogni rilettura trovo sempre nuove conferme ed ispirazioni.
https://www.youtube.com/watch?v=SVeNeN4MoNU

innovare

INNOVARE, TUTTI I GIORNI
In poche parole, qual è il metodo didattico che orienta e contraddistingue le tue azioni di insegnante, quotidianamente?

Insegno diritto ed economia in un istituto professionale e ciò che cerco di fare quando sono in classe è dimenticare il modo in cui io, ai tempi dell’Università, ho imparato queste materie. Mi piace immaginare quali sono le domande che potrebbero farmi gli studenti affrontando determinati argomenti e preparare delle attività personalizzate che li coinvolgano, senza preoccuparmi della esigenza di seguire un percorso prestabilito o ancor peggio il libro di testo (che peraltro la pressoché totalità dei miei alunni neanche acquista).

classe

CHE CLASSE!
Descrivi la tua aula, gli arredi, gli strumenti, le eventuali dotazioni digitali.

Le nostre classi sono tradizionali: banchi rivolti verso la cattedra, niente LIM né schermo interattivo, niente proiettore, niente PC. L’utilizzo del BYOD è difficile poiché molti ragazzi non dispongono di connessione Internet propria. Le attività laboratoriali che progettiamo le dobbiamo immaginare realizzate con carta e penna, almeno per ora. L’utilizzo del digitale è affidato alla capacità e voglia del singolo docente di arrangiarsi: pc o tablet propri, magari un piccolo monitor da spostare di classe in classe per le attività in cui l’accesso ad Internet è proprio indispensabile.

studenti

ALUNNI COMPETENTI AL CENTRO
Raccontaci un’esperienza didattica nella quale hai potuto osservare la crescita e le competenze “agite” dei tuoi alunni.

La mia scuola è situata alla periferia di una grande città siciliana, in un quartiere considerato “a rischio” con un discreto tasso di degrado economico-sociale e di microcriminalità; in molti casi gli alunni sono i primi in famiglia ad accedere alla scuola secondaria superiore. Tutti gli studenti parlano a casa esclusivamente in dialetto e moltissimi lo parlano anche a scuola: le docenti di Italiano affrontano molti errori di grammatica e di ortografia, anche di livello elementare.

Il clima nelle classi è spesso conflittuale: molti ragazzi si conoscono dai tempi delle elementari o delle medie, o anche semplicemente perché vivono nella stessa zona, e si portano dietro rancori, ripicche, simpatie e antipatie che nascono o vengono alimentate anche fuori dal plesso scolastico.

In questo quadro generale, l’esperienza più coinvolgente che sono riuscita a realizzare in classe si rifà al podcasting. La scelta del podcast è stata condizionata dalla sua economicità, poiché realizzare una puntata in podcast non richiede l’adozione di particolari attrezzature (un semplice smartphone o tablet con un programma di registrazione audio garantisce già buoni risultati); inoltre la possibilità di lavorare pressoché interamente offline ne favorisce la scelta in una situazione, quale quella di moltissime scuole italiane, soprattutto se situate in aree “di frontiera” come la nostra, in cui una connessione a banda larga (o una connessione tout court) è ancora un’utopia.

La mia idea è stata quella di impegnare gli studenti in un podcast creativo: avevo in mente il ruolo giocato dal coinvolgimento emotivo, nonché la dimensione collaborativa e cooperativa. Ho quindi proposto ai colleghi del consiglio di classe e ai ragazzi di realizzare una “radio scolastica” attraverso la creazione e la registrazione di puntate in podcast, lasciando a loro la scelta della tipologia e degli argomenti da trattare. E’ nata così “Radio Pestalozzi”, un’esperienza di podcast didattico sul cinema e per il cinema, realizzato dai ragazzi dell’Istituto Professionale di Stato per i Servizi di Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera dell’Istituto Omnicomprensivo Pestalozzi di Catania.

Sfruttando la facile analogia tra la registrazione di una puntata in podcast e le trasmissioni radio (mezzo che per fortuna è ben noto ai miei studenti), ho spiegato in classe quale sarebbe stato il prodotto finale che i ragazzi avrebbero dovuto realizzare, ponendo una particolare enfasi sulla circostanza che la puntata sarebbe stata resa disponibile al pubblico di Internet attraverso un link al quale chiunque avrebbe potuto accedere per ascoltare o scaricare le singole puntate. Il format scelto è stato quello della “talk radio”, che ha consentito di attivare le competenze relative all’asse dei linguaggi, rispondendo così ad una esigenza particolarmente sentita in un gruppo-classe in cui sapersi esprimere correttamente e chiaramente in lingua italiana è un target su cui si lavora costantemente.

La prima puntata che si è chiesto ai ragazzi di realizzare ha avuto ad oggetto una recensione cinematografica. I film da recensire sono stati individuati dai docenti e se ne è organizzata la proiezione a scuola (“Il bambino dal pigiama a righe” e “300”): ai ragazzi è stato fornito uno schema da utilizzare come linea-guida per la registrazione della puntata del podcast. Alcuni alunni si sono rivelati subito pronti a rielaborare la visione del film e buttare giù una riflessione personale; ad un alunno è stato dato il compito di presentare la puntata, ad un altro quello di scrivere la sintesi della trama. Dopo l’elaborazione delle tracce di “contenuto”, si è svolto un incontro “tecnico” in cui ho spiegato ai ragazzi come avremmo concretamente registrato la puntata. Ho fatto ascoltare una puntata di un podcast registrato da un’altra scuola, chiedendo loro di concentrarsi su come fosse stata “costruita” e – soprattutto – come fosse stata utilizzata la musica di sottofondo.

L’occasione della scelta della musica ha comportato una lezione vera e propria sui diritti d’autore e sul mondo dei siti da cui scaricare musica freeware. Al termine dell’incontro ho distribuito ai ragazzi un elenco di siti con musica freeware con l’incarico di individuare un brano musicale che ritenessero adatto alla loro puntata.

L’ultimo incontro con le classi è stato riservato alle registrazioni audio. Utilizzando il programma di registrazione vocale del mio smartphone ho chiesto a ciascun allievo di registrare il suo intervento. In questa occasione anche chi sino a quel momento non aveva manifestato alcun interesse attivo si è voluto cimentare, provando e riprovando. Sono state fatte molte registrazioni così stimolando negli studenti l’autocorrezione; riascoltandosi, in molti casi, si sono accorti che non era facile comprendere ciò che avevano appena detto al microfono. Molto ha fatto anche la revisione dei compagni, pronti a valutare in maniera sorprendentemente costruttiva ciò che poteva essere migliorato nella performance di ciascuno speaker. Lo step finale successivo ha visto l’elaborazione delle tracce audio ed il mixaggio con la musica di sottofondo attraverso un software open source e l’utilizzo del pc in classe. Le tracce finali sono poi stata rese pubbliche attraverso la piattaforma Spreaker ed i principali network sociali.

https://www.spreaker.com/show/radio-pestalozzi-cinema-per-passione

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L’utilizzo del podcasting ha consentito di sperimentare una metodologia didattica innovativa basata sull’utilizzo di tecnologie mobili. La qualità del prodotto è passata decisamente in secondo piano: ciò cui si dato peso è il processo di realizzazione. L’obiettivo è stato essenzialmente quello di lavorare nell’ottica di una didattica collaborativa, promuovendo negli studenti un atteggiamento attivo con relativa assunzione di responsabilità. Ciò ha consentito di registrare un forte coinvolgimento e motivazione negli studenti, che si sono ritrovati a costruire un prodotto con i compagni e, senza accorgersene, a sviluppare capacità comunicative.

La creazione del podcast in classe, inoltre, stimola gli studenti a collaborare tra loro per arrivare a un prodotto finale condiviso e non presuppone un protagonista che arriva primo all’obiettivo ma è il frutto del lavoro e dello scambio reciproco. Ciò è particolarmente importante in un ambiente culturale in cui l’individualità e la cultura del più forte è assolutamente predominante e trasmessa dalle stesse famiglie.

Gli effetti di questo cambio di prospettiva si sono manifestati anche nel clima in classe: i rapporti tra i compagni sono diventati meno conflittuali e l’irrequietezza di alcuni di loro è risultata meno evidente, grazie verosimilmente ad un incremento del senso di auto-efficacia derivante dalla attiva partecipazione al progetto.

ferri

ZOOM SUI FERRI DEL MESTIERE
Di quale strumento o risorsa digitale non puoi fare a meno nel tuo lavoro? Con quali modalità lo utilizzi?

Per ovvi motivi, della connessione ad Internet. E deve essere una connessione che consenta l’accesso simultaneo ai miei studenti, a tacer d’altro.

condivisione

CONDIVISIONE
Studenti, famiglie, colleghi. Chi sono le persone con le quali condividi idee, progetti, metodi, esperienze, dubbi?

Sicuramente i colleghi ed in particolare quelli degli altri ordini di scuola. Il nostro è un istituto omnicomprensivo ed è arricchente potersi confrontare con i docenti della scuola primaria e della secondaria di I grado.

 

futuro

FUTURO
Come immagini la scuola che sarà?

Immagino una scuola in cui sia gli alunni che i docenti vadano volentieri, in cui il lavoro di gruppo e la condivisione sia il primo pensiero di noi insegnanti, in cui in classe si lavori fianco a fianco con spirito di collaborazione, perché anche a scuola l’esempio vale più di ogni altro insegnamento.