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Come la letteratura diventa social e l’inutile diventa utile

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di ELENA TAMBORRINO

Docente di lettere nella scuola secondaria di II grado

IISS “Cezzi De Castro Moro” di Maglie (LE)

PRESENTAZIONE

Raccontati in un tweet

Insegnante di Lettere, lettrice appassionata, mi piacciono le storie. Di libri parlo nel mio blog, ma non mi sento una bookblogger.

ISPIRAZIONE

Quali visionari o quali esperienze personali, vicine e lontane, ti hanno formato e ispirano il tuo lavoro quotidiano? 

Ho una formazione linguistico-filologica e per lunghi anni mi sono occupata di ricerca, nel campo della dialettologia italiana e della linguistica acquisizionale. Entrata di ruolo nella scuola superiore ho cercato di trasferirvi la mia esperienza, invitando i miei studenti a riflettere sulla lingua e sui meccanismi che la regolano, al di là delle visioni prescrittive. La mia passione per la lettura è un’ulteriore fonte di ispirazione per la mia attività quotidiana in classe: quello che era un puro piacere personale lo faccio diventare stimolo per i miei ragazzi, ai quali dico sempre che nei libri si trovano tutte le risposte che cerchiamo, perché tutto è stato già scritto, viene solo rielaborato continuamente, nei modi più diversi.

EXLIBRIS

INNOVARE, TUTTI I GIORNI

In poche parole, qual è il metodo didattico che orienta e contraddistingue le tue azioni di insegnante, quotidianamente?

L’innovazione è nel modo di porsi, di accogliere e adattare la propria azione didattica sulle reali necessità degli studenti. Questo non significa piegarsi a ciò che vogliono o non vogliono fare, ma accompagnarli in un percorso che tenga conto delle loro curiosità e dei loro bisogni. Innovare significa aver compreso il concetto di competenza e di didattica laboratoriale, significa scendere dalla cattedra e mettersi in mezzo ai ragazzi, sporcarsi le mani con loro. L’utilizzo delle nuove tecnologie è solo uno strumento, ma se non ce ne avvalessimo, saremmo condannati a modelli didattici ormai obsoleti. Per molti (ancora!) si tratta di una vera e propria rivoluzione nel modo di fare scuola. C’è ancora molto da fare e speriamo che il Piano Nazionale Scuola Digitale si dimostri un supporto valido.

CHE CLASSE!

Descrivi la tua aula, gli arredi, gli strumenti, le eventuali dotazioni digitali

Grazie al progetto Scuola Belle, lo scorso anno l’edificio che ospita la mia scuola ha subito un restyling. Le aule sono colorate, dotate tutte di un personal computer di classe e quasi tutte di LIM, che coesistono insieme alle tradizionali lavagne di ardesia. Inoltre abbiamo la disponibilità di aule multimediali e laboratori informatici ai quali abbiamo facile accesso, su prenotazione.

ALUNNI COMPETENTI AL CENTRO

Raccontaci un’esperienza didattica nella quale hai potuto osservare la crescita e le competenze “agite” dei tuoi alunni

La didattica per competenze ci chiede oggi di formare giovani con un profilo che li proietti nel mondo del lavoro o negli studi universitari, forti di ciò che hanno imparato a fare. Ogni azione didattica è finalizzata a un’utilità, deve servire a qualcosa. Pur riconoscendo la validità di questo approccio, rivendico anche l’utilità dell’inutile, per dirla con Nuccio Ordine, dove l’educazione alla bellezza dei testi, al piacere della lettura, all’incontro con gli Autori e con le Opere (n.d.r. il maiuscolo è dell’autrice), è fine a se stessa, seppure concorre alla formazione del gusto e della personalità, tanto da rappresentare spesso una vera e propria svolta nella vita dell’individuo.

Con questo fine quindi cerco di affrontare il lavoro in classe, sperando di dotare i miei studenti di tutti gli strumenti utili a decodificare la realtà che li circonda, a comprenderla, a godere di ciò che di buono offre, a selezionare e discernere, ad affinare il gusto, dopo averlo costruito anno dopo anno. I risultati si vedono a distanza, anche di molti anni, quando scopro che adulti sono diventati, cosa leggono ora che non ci sono io a indirizzarli, che strade ha preso la loro capacità di scegliere. E spesso si tratta di grandi e piacevoli sorprese.

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ZOOM SUI FERRI DEL MESTIERE

Di quale strumento o risorsa digitale non puoi fare a meno nel tuo lavoro? Con quali modalità lo utilizzi? Quali le potenzialità, le ricadute formative, le possibili criticità?

 Sicuramente oggi non posso fare a meno del pc e anche dei dispostivi mobili, che utilizzo quotidianamente per la navigazione su Internet e l’interazione con le piattaforme dedicate alla didattica. Mi piacciono le espansioni digitali e le risorse didattiche che alcuni libri di testo offrono, soprattutto quando si tratta di “palestre” in cui attivare classi virtuali. Questo mi consente di far esercitare i ragazzi in classe o a casa, proponendo attività varie e più stimolanti dei tradizionali compiti. Utilizzo molto anche i social network, Twitter per i giochi letterari di TwLetteratura, Facebook e Whatsapp per comunicare con i miei studenti, per lo scambio di link e materiali didattici vari. Ho attivato da poco un profilo sulla piattaforma Edmodo, alla quale si stanno man mano associando tutti i miei studenti.

Le ricadute formative immediatamente verificabili consistono nel grado di partecipazione dei ragazzi, quelle a livello più profondo si possono vedere a distanza. Mi riferisco in modo particolare ai giochi letterari su Twitter, dove la lettura, lo smontare i testi, la riflessione linguistica o sui contenuti, il rimontaggio e la riscrittura, stimolano l’ampliamento del lessico, l’incremento della padronanza morfosintattica, la competenza digitale, la capacità di collegare e fare inferenze.

Esistono anche delle criticità, che a mio parere risultano dalla tendenza che molti ragazzi oggi hanno ad annoiarsi facilmente, a stancarsi subito del giocattolo nuovo. La grande sfida per noi insegnanti oggi consiste nel combattere la noia dei giovani.

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CONDIVISIONE

Studenti, famiglie, colleghi. Chi sono le persone con le quali condividi idee, progetti, metodi, esperienze, dubbi?

Con i miei ragazzi discuto ogni proposta nuova, anche se in qualche modo cerco di presentare tutto in modo che a loro risulti tanto interessante da non volervi rinunciare. Questo non sortisce sempre gli effetti sperati, gli studenti sono tutti diversi, ognuno di loro ha gusti e interessi che li allontanano spesso dall’idea che, ad esempio, leggere possa essere piacevole, così come altre attività e metodologie che possono essere loro offerte.

Con le famiglie il dialogo avviene principalmente attraverso il registro elettronico, attraverso il quale è possibile sapere quali attività si svolgono quotidianamente in classe. La piattaforma online Edmodo consente di invitare anche i genitori ai gruppi classe: vedremo se e quando questo si attuerà.

Con alcuni colleghi più aperti alle innovazioni nella didattica, il dialogo è franco e il confronto continuo; esperienze, dubbi, progetti li condivido spesso con altri colleghi della rete, anche di ordine e grado di scuole diversi da quello in cui io insegno, che ormai sono diventati amici, avendo costruito insieme tanti momenti di scambio virtuale.

FUTURO

Come immagini la scuola che sarà?

La mia scuola ideale, che non so se coinciderà con quella futura, è una scuola ricca di risorse umane, che abbiano voglia di mettersi in gioco, ed economiche, che permettano la realizzazione dei progetti più ambiziosi. Purtroppo oggi molte iniziative devono essere ridimensionate per una questione di bilancio, spesso non ci sono i soldi per arricchire l’offerta formativa che le scuole offrono al territorio, al di là delle migliori intenzioni e delle capacità progettuali degli insegnanti più motivati. A proposito di motivazione, questa forse è la parola chiave di tutto il processo educativo, del quale sono responsabili scuola e, ancora prima, famiglia: vorrei una scuola con insegnanti meno stanchi e più disponibili a imparare ancora, più aperti alle iniziative formative, non per obbligo di legge ma per autentico interesse verso il cambiamento, vorrei che si rinnovasse la passione in tanti di noi che strada facendo l’hanno perduta, vorrei alunni sempre più curiosi e genitori alleati con la scuola per il bene dei loro figli.

La scuola che sarà, al di là di quello che mi piacerebbe, sarà una scuola sempre più tecnologica, dove i saperi si aggiorneranno e anche quelli più legati alla tradizione si incontreranno con la didattica più innovativa: già ora è dimostrato che perfino Manzoni e Dante, Calvino e a breve Pirandello e Primo Levi si possono leggere e “riscrivere” su Twitter!

 

 

Foto e immagini di E.Tamborrino. Il logo è di TwLetteratura